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Poca tecnologia e innovazione: anche a Bolzano i negozi fermi a dieci anni fa.

La Confesercenti di Bolzano in collaborazione con l’Assessorato alle Attività Economiche del Comune ha promosso un’indagine conoscitiva nel corso del 2019 coinvolgendo circa 150 commercianti di alcuni quartieri della città.

I risultati di questa ricerca sono per molti versi sconcertanti e confermano le notevoli difficoltà ancora presenti in questa categoria relativamente all’utilizzo delle tecnologie “applicate” alle proprie attività economiche.

Il livello di “capacità informatica” risulta medio basso e, se da un lato questo potrebbe essere imputato a una età media degli intervistati che supera i 45 anni, dall’altro il dato è comunque sconfortante in quanto indica una bassa propensione all’innovazione e al rischio, con tutto quanto ne consegue in competitività e capacità di reggere alla concorrenza della sempre più presenti realtà della grande distribuzione dell’e-commerce.

Elemento significativo è la divisione netta nell’approccio alla tecnologia quando si tratta di vita privata o lavoro. Nel primo caso si conoscono e utilizzano gli strumenti di uso comune (in particolare social media) nel secondo caso invece si prende in considerazione a fatica il fatto che questi possano essere utilizzati in azienda.

La media di possesso del computer è sufficiente in quasi tutte le attività indagate ma esiste una forte differenza tra la tecnologia usata al lavoro e quella utilizzata per la vita privata. I tablet sono poco presenti in azienda e poco di più in casa. Possibili motivazioni sono i costi per uno strumento non essenziale e scarsa propensione all’utilizzo. Gli smartphone sono invece presenti praticamente in ogni attività; si può ipotizzare che sostituiscano i tablet in ogni ambito.

Le email sono utilizzate dalla quasi totalità degli intervistati, ma la percentuale delle caselle di posta elettronica aziendali è bassissima. Si ritiene che la mail personale venga utilizzata anche per il lavoro, ma evidentemente questo comporta una commistione tra le informazioni e una gestione non ottimale dei flussi informativi.

Anche la tecnologia applicata alla propria azienda risulta di bassa qualità. La percentuale di siti internet aziendali è piuttosto limitata: a incidere è la scarsa conoscenza del valore della vetrina digitale e i costi per allestirla. Sono pochi inoltre i commercianti che si sono attrezzati per la vendita online. La conoscenza richiesta è troppo lontana dalle capacità del commerciante medio e i tempi richiesti per la gestione del cliente online sono valutati eccessivi.

È comunque da considerare che ormai circa 38 milioni di Italiani realizza acquisti on-line (almeno 1 volta all’anno) quindi, anche solo a livello di marketing, il proporsi in modo proattivo sta diventando obbligatorio.

Peraltro è quasi paradossale che gli stessi commercianti non siano esenti dagli acquisti on-line; quando diventano consumatori confermano le dinamiche del consumatore medio (percentuale di acquisti, tipologia di pagamenti ecc.)

La conoscenza delle opportunità offerte dalla tecnologia è molto bassa: circa metà dei commercianti intervistati non sa cosa siano gli strumenti di Google. I social media (Facebook, Instagram, Twitter, ecc.) sono conosciuti dalla maggior pare degli intervistati ma sono pochi quelli che hanno una pagina dedicata alla propria attività. La conseguenza del livello medio-basso di informatizzazione è una scarsa propensione alla comunicazione on-line.

In contraddizione invece il dato sull’opportunità offerta dalla tecnologia che viene reputata alta, ma che poi non viene utilizzata a vantaggio dell’azienda.

Anche le forme di pagamento digitale non sono presenti in maniera significativa nelle attività. Contanti e bancomat sono i mezzi di pagamento maggiormente utilizzati mentre sistemi più evoluti di cashless non sono quasi presi in considerazione per i costi, considerati troppo alti.

È da tenere in considerazione come ormai in Italia circolino oltre 15 milioni di carte di credito e quindi le difficoltà al loro utilizzo comporteranno inevitabilmente la perdita di reali opportunità di fatturato.

Gli incentivi inseriti nell’ultima legge di bilancio (lotteria sugli scontrini, fondi indirizzati a premiare i consumatori meritevoli, limiti all’uso del contante e credito d’imposta per gli esercenti) non erano ancora stati previsti e quindi è ancora di difficile analisi l’impatto che potranno avere in un cambio di paradigma che prevedibilmente sarà comunque molto lungo e ricco di ostacoli.

 

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Il settore delle micro e piccole imprese è potenzialmente molto fertile in prospettiva futura, a breve termine, considerati i notevoli gap da colmare e l’evidente necessità di adeguamento tecnologico per tentare una resistenza contro colossi come Amazon.
Certamente il problema generazionale non è di facile soluzione e per alcuni settori di attività dove il fattore prezzo e sconto è determinante la battaglia è assai ardua. Tuttavia esistono molte situazioni di nicchia e di eccellenza dove anche i cosiddetti “negozi di vicinato” o negozi di quartiere riescono ad avere successo, sia in termini di risultati economici, sia come apprezzamento e “affetto” da parte della clientela. Quasi sempre però questi casi di successo sono assistiti da strumenti di comunicazione digitale, che comprendono anche la vendita online ma che soprattutto dedicano risorse e impegno a comunicare costantemente informazioni, novità e promozioni commerciali, curiosità e consigli, sempre utili a fidelizzare la propria clientela.
GGallery in questi anni ha accompagnato diverse aziende PMI e talvolta micro imprese nella gestione dei propri canali di comunicazione digitale, condividendo una strategia globale: dal sito internet ai social, ai supporti cartacei, fino a un trasferimento del know-how necessario affinché la singola impresa possa essere quasi totalmente autonoma nella gestione ordinaria.
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